Nessun commento »

1 settembre 2018

Di Alberto in: Discussioni

Una recensione a “Biologia della letteratura” sulle pagine del CNR


Si riproduce qui il testo di una recensione apparsa col titolo

I presupposti biologici della creatività

nell’”Almanacco della Scienza” – CNR, 1 agosto 2018.

Con ‘Biologia della letteratura’, Alberto Casadei inserisce la creazione artistica e letteraria all’interno dei processi che coinvolgono la corporeità ma anche l’ambiente e le concause storiche. In particolare, il saggio si incentra sullo stile, inteso quale espressione dell’esigenza di rendere le forme convenzionali attrattive e capaci di veicolare nuclei di senso, possibile punto di congiunzione fra il biologico-materiale e il simbolico. Come diceva Paul Cèzanne, “il colore è il luogo dove s’incontrano il nostro cervello e l’universo”.

Il tentativo di verificare il processo creativo letterario in modo oggettivo e scientifico, del resto, risale già alla Poetica di Aristotele. Si pensi solo alla mimesis, all’imitatio intesa quale “essenza stessa del ‘fare arte’”. Come mai tanti capolavori sono comprensibili e apprezzati a distanza di secoli o millenni? Possiamo capire la “questione dei classici, ossia dei capolavori di lunga durata in letteratura e nelle arti”, opere che “non sono riducibili alla moda e al contesto che le ha generate”? Tale longevità risulta soprattutto il “portato di un’azione ideologico-sociale (i ‘classici’ difesi dalle scuole, dai critici o dalle élites)”, afferma Casadei. Il ruolo dell’interpretazione e della critica” è stato “sempre più decisivo (divenendo, con lo strutturalismo “spiegazione ‘scientifica’”). Almeno fino all’ultimo scorcio del Novecento, quando si è instaurata una sorta di sfiducia negli strumenti della critica: “In questa condizione di effettiva debolezza”, avverte l’autore, “non bastano le rivendicazioni vetero-umanistiche” ma “è necessario ripensare i processi artistico-letterari su nuove basi che permettano di inserirli in un continuum biologico e storico indagato in tutti i suoi aspetti”. È a questo punto che sono intervenuti, da oltre un ventennio, gli studi di Cognitive poetics Literary Darwinism e Literary Cognitivism, che applicano alla letteratura i paradigmi ricavati soprattutto dalle teorie di George Lakoff.

Questa prospettiva inedita identifica le funzioni simbolico-stilistiche come “proprietà di livello più alto (higher-level properties)”, prendendo in esame anche “alcuni prodotti biologico-prerazionali, per esempio i disturbi psichici di molti artisti moderni”. Non bisogna però cadere in “un riduzionismo che riduca le sensazioni o gli avvertimenti pre-razionali del bello a percorsi neurali e a cambiamenti di equilibri chimici”. Le evidenze neuro-scientifiche in grado di indicare “parzialmente alcuni processi del funzionamento cerebro-mentale”, peraltro, sono ancora insufficienti “a far considerare superate le strategie top-down di un’analisi critica artistico-letteraria che per esempio, parta da opere altamente elaborate per riconoscere i singoli aspetti rilevanti”. Restano ancora “da indagare scientificamente le modalità dei passaggi che conducono dai fondamenti e dalle propensioni biologiche a entità simboliche e a costruzioni complesse”.

 

Marco Ferrazzoli

Rispondi